Orientamento: le scelte consapevoli
Fare scelte consapevoli e informate su percorsi centrali della nostra vita, come formazione e lavoro.
L’Orientamento va di moda, va talmente tanto di moda che è quasi passato di moda. Salvo che ogni tanto torna e, quando ciò accade, sembra che tutto quanto si sapeva non sia più valido e si debba ricominciare da capo. Siamo abituati a sentir parlare di Orientamento fin da quando siamo piccoli (quale scuola, quale indirizzo, quale futuro?) e continuiamo a sentirla nella testa quando cresciamo e, purtroppo, se aumentano le possibilità non aumentano le risposte: aumentano le domande! Da neo genitore, per esempio, ho ho trovato molti esperti e più esperti ho trovato più domande mi sono fatta… il risultato? Bhè se non sarò sulle cronache i prossimi 10 anni allora vuol dire che i risultati saranno stati grandi!
Facciamo un passo indietro e mettiamo un po’ d’ordine.
Questo strumento grazie al quale le persone sono guidate nella scoperta e nello sviluppo delle proprie abilità, interessi, valori e obiettivi per fare scelte informate riguardo alla loro formazione, alla carriera e alla vita in generale è nato nel 1908 negli Usa e si è diffuso in tutto il mondo. Insomma, non è una novità del mercato del lavoro post 1999.
E allora perché sentiamo il bisogno ancora di parlare di Orientamento?
Dire che il contesto sta cambiando e che devono cambiare le competenze che mettiamo in campo per essere idonei, equivale a reiterare il concetto che l’orientamento è uno strumento agé, che siccome è applicabile ai più svariati campi (come ad esempio quello genitoriale), in fondo in fondo non è utile a niente.
Da strumento a processo di orientamento
Eppure, il nuovo avanza: avanza nella centralità che il concetto di persona sta acquisendo nelle Organizzazioni, avanza nel modo di relazionarsi, avanza nelle sensibilità di pensiero prima ancora che di parole ed azioni, avanza nella modalità di porsi nell’ambiente e con l’ambiente. Ed avanza anche nel concetto e nell’approccio con cui ci si rivolge all’Orientamento: da strumento di consapevolezza a processo per la consapevolezza.
Oggi la difficoltà inizia quando iniziamo a percepire la complessità ambigua e contraddittoria del vivere: persino avere un’alimentazione consapevole equivale a ribaltare la nostra intera organizzazione e le abitudini. Tutte, nessuna ne resterebbe in piedi. Ma quanti si potrebbero davvero permettere di farlo e per quanti queste mie parole resterebbero solo un’utopia irrealizzabile e di fatto demotivante?
E allora? La risposta che con Paola Uslenghi ci siamo date è che per stare con consapevolezza nell’oggi, per arrivare a percepire i confini del nostro possibile e per compiere scelte sagge che ci possano condurre alla soddisfazione, occorre ripartire dalla conoscenza di chi sono ed orientarla non ad un risultato (che come tale potrebbe accadere, non accadere o esser diverso dalle aspettative iniziali), ma ad un obiettivo che non prescinda da me, dalla mia possibilità di fallire, di cambiare o di tornare sui miei passi.
In sintesi, parliamo di Orientamento poiché ci serve come persone per stare in equilibrio:
- tra il lavoro e la vita privata,
- tra i desideri e le necessità,
- tra lo spazio dell’io e quello del noi,
- tra i valori che vogliamo preservare e gli obiettivi che vogliamo raggiungere,
- tra quello che mi ha fatto arrivare sin qui e quello che vogli ancora costruire o scoprire.
Serve a noi professionisti che lavoriamo con e per le persone comprendere come funzionano le competenze, come queste possano accrescersi o moltiplicarsi e comunque rimanere orientate nella direzione corretta.
Serve come Organizzazioni come spinta, in un contesto incerto, intangibile ed incomprensibile, ed anche come radicamento per il presente e per il futuro: un futuro impredicibile e con già delle caratteristiche ben chiare, ambiguo, fragile e molto orientato alla tecnologia ed all’intelligenza artificiale.
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